Edenio Rosati
Edenio Rosati

Nuovo comandante, nuova rotta

Brevi considerazioni sul cambio di nocchiero alla casa bianca.

Obama ha giurato ieri alle 12.00 ora di Washington, non senza incespicare nella formula, riprovata chissà quante volte davanti allo specchio.
Un giovane, figlio di immigrati, mancino, amante del basket alla Casa Bianca è un evento epocale. E mi dicono che sia anche nero.
Inutile ribadire che l'avvenimento ci entusiasma, basta dare un occhiata ai nostri auguri di fine anno, se non l'avete già fatto.
Senza scendere sul piano strettamente politico (si noti il termine 'scendere'), quello che mi appassiona è proprio il cambio, la rottura, la sterzata, il passare ad un'altra marcia, magari anche più bassa, come si usa fare per sorpassare un'auto poco più lenta di noi, ma che consente un'accelerazione, una spinta che ci tiri fuori da queste secche, da questa palude, da queste sabbie mobili che ci stanno inesorabilmente inghiottendo.
Non mi illudo, l'Italia è un'altra cosa. Buttare a mare vecchi sarcofagi e nuovi populisti sarà drammaticamente più complicato. Forse impossibile.
Pensare che il paese che ha inventato Orazi e Curazi, Guelfi e Ghibellini, Coppi e Bartali, possa convivere con le differenze di pensiero, anzi possa crescere grazie alle differenze, è un atto di ottimismo estremo. Pensare che potremo un giorno smettere di insultare e svillaneggiare l'avversario solo perché è tale mi sembra quasi un sogno.
 
Ma provarci, sperarci, illudersi non costa nulla. Almeno per ora. Magari contribuire, attivarsi, farsi sentire costa un po' di più. Ma è un prezzo che dobbiamo pagare, altrimenti perdiamo anche il diritto di lamentarci.
Forse è arrivato il tempo di abbandonare il motto preferito dagli italiani: "armiamoci e partite". Magari non c'è bisogno di armarsi, forse neanche di partire, basterà muoversi un po' o almeno smetterla di stare seduti sul ciglio dela strada e scuotere la testa.
O addirittura piangerci addosso, proprio come quello che ho fatto io stesso negli ultimi 15 minuti, scrivendo queste righe.
Pubblicato il 21/01/09

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