Edenio Rosati
Edenio Rosati

Una storia italiana

Sono sbagliate le regole e chi le applica?

Ore 8 del mattino. Il profumo di caffelatte era un soffice tappeto. Il rumore dell'autostrada si infrangeva sulle vetrate e si trasformava in un brusio insistente ma non fastidioso. La cassiera macinava scontrini a ritmi forsennati, stesso aggettivo per i prezzi, piuttosto ipertrofici, ma sull'autostrada è di moda la faccenda della minestra e della finestra.
Il cornetto di Sarni non è il massimo, il cappuccino era buono. La giornata si presentava come intensa, ma di quell'intenso che alla fine ti lascia soddisfatto. C'era solo quel tarlo in testa che non mi lasciava addentare il cornetto con la consueta tranquillità.
 
Ecco cos'era! Mentre pagavo avevo sentito il trillo di un sms. Il tempo di recuperare il resto ed avevo già dimenticato di andare a leggerlo. L'età avanza e la memoria gli fa spazio. Decido che se qualcuno aveva preso la briga di mandarmi un sms alle 8 del mattino doveva essere davvero urgente. Prendo il telefono, il tempo di leggere il mittente e già la mascella si era bloccata, lasciandomi in una posizione che gli altri avventori avranno trovato perlomeno imbarazzante.
Era CartaSì. Mi notificavano che dovevo chiamarli per comunicazioni urgenti. Era un numero verde e dovevo scegliere l'opzione 'Blocco Carta'. Per quanto laconico, il messaggio era piuttosto chiaro. Il cappuccio aveva già preso il gusto del fiele, forse anche il colore. Un minuto più tardi ed almeno avrei fatto colazione in santa pace.
Chiamo il numero verde, l'opzione "Blocco Carta" andava 'detta', non digitata. Cioè, davanti al bancone, in mezzo ad una folla di sconosciuti compagni di sventura su un'autostrada assolata in mezzo alla campagna dauna, dovevo dire, anzi scandire, con voce stentorea, quasi tenorile: "Blocco carta". Perché? Digitare un numero sulla tastiera del telefonino è roba vecchia? Ok, oramai ero in ballo.
Mi allontano dal bancone, mi avvio verso una zona poco frequentata, manco dovessi riferire delle mie preferenze sessuali, e scandisco la parola magica. La voce mi ringrazia e mi chiede con cortese sbrigatività di leggere il numero della mia carta. Orca loca. Leggere? Ma che razza di sistema è uno che mi chiede di leggere in pubblico i numeri della mia carta di credito?
Sto per montare di indignazione, quando la voce registrata, con tono suadente mi avvisa che posso anche digitarli. Meno male. Allora non è tecnologia vecchia. E perché non potevo farlo anche con la scelta precedente?
E poi. Mi hanno appena avvisato loro. Hanno il mio numero. Ho una sola carta. Non possono associarla al numero chiamante senza che io debba ridigitarla? L'indignazione tocca 'defcon 3'. Ho il telefono in una mano, il cornetto nell'altra che mi guarda terrorizzato nella prospettiva del prossimo morso, la marmellata che tenta di fuggire. Sono in piedi davanti ad una vetrina di orologi che le fabbriche di patatine hanno rifiutato, ho il vestito della prima comunione, un appuntamento di lavoro. Prendere il portafogli nella tasca interna della giacca senza combinare un guaio è un'impresa al di fuori della mia portata. Decido di riattaccare e di fare con comodo in macchina. Tanto ormai m'è passata la fame. Butto via il cornetto che va a raggiungere con gioia i suoi fratelli, gettati via da altri clienti coi gusti difficili. Mi avvio verso l'uscita, attraverso un labirinto mefistofelico costellato da cioccolata, caramelle, sottoli, sottaceti ed effigi di un tizio con barba e saio di ogni forma e dimensione.
In macchina i neuroni (entrambi) riprendono le loro normali attività e ricomincio a ragionare. Da bravo analista avrei dovuto pensare che non potevano associare il numero chiamante alla mia carta in maniera così automatica. Sarebbe stato un buco di sicurezza che avrebbe fatto imbestialire chiunque, a cominciare da me. Come ho fatto a non pensarci? Bastava perdere il cellulare, chi lo trovava chiamava il numero verde ed automaticamente si sarebbe trovato 'loggato' come possessore della mia carta. Ho ringraziato il cielo che CartaSì avesse cestinato il mio curriculum quando cercava un responsabile dei sistemi informativi. Non è vero, non gliel'ho mai mandato. E se l'avessi fatto non l'avrebbero cestinato. Gli avrebbero dato fuoco dopo averlo cosparso di benzina (BluSuper) e poi avrebbero tumulato le ceneri in un blocco di cemento, fatto poi affondare nella fossa delle Marianne.
Richiamo il numero verde. Rispondo con voce tonante 'blocco carta' e, magia delle magie, la vocina registrata mi chiede di attendere il primo operatore disponibile?
E il numero della carta? Non me lo chiede più? Riattacco precipitosamente. Devo aver sbagliato qualcosa. Forse la voce non era così tonante, o forse era TROPPO tonante. Di certo fulmini e saette si addensavano sulla mia testa. Richiamo. Ridico 'blocco carta' usando tutte le mie qualità di fine dicitore e navigato attore teatrale. Di nuovo la signorina registrata sembra disinteressarsi del numero di carta e mi chiede di attendere. Una musica incomprensibile anima l'attesa. Sembrava che avessero collegato una radio al centralino, ma che la sintonia fosse un po' sballata, tanti erano i fruscii e le scariche. Solo che non poteva essere la radio, perché era un loop, anche piuttosto breve.
A questo punto le cose erano chiare. O ero vittima di una candid camera oppure, in CartaSì, il responsabile dei sistemi informativi e quello della comunicazione si erano scambiati di posto per una scommessa sul vincitore del Grande Fratello. O forse hanno davvero preso uno col curriculum uguale al mio.
Attendo con pazienza. Attendo con meno pazienza. Attendo impazientemente. Nel frattempo la mia immaginazione componeva immagini raccapriccianti: uomini che parlavano idiomi sconosciuti che si godevano tv lcd da 72 pollici pagati con la mia carta; ragazze, professioniste nel loro settore, che adornavano le generose scollature con gioielli pagati con il mio sudore. Intanto il sudore imperlava davvero la mia fronte, complice il caldo della capitanata e la tensione che si accumulava.
Visto che dovevo aspettare, mi rimetto in moto. Il mio cellulare è provvisto di vivavoce, così posso avviarmi verso il cliente nell'attesa che l'operatore estraesse il mio numero dalla scatola della tombola (non è così che funziona?).
Non appena raggiungo la velocità di crociera, il fato punta il suo dito indice verso di me e la voce di un umano gracchia dall'altoparlante del telefono. Il tempo di rispondere 'pronto' e la solerte operatrice parte con una filastrocca imparata a memoria, veloce quanto le avvertenze d'uso alla fine delle pubblicità di medicinali. Provo a rispondere di fermarsi, di lasciarmi il tempo di accostare, la imploro, urlo, strepito, agito le braccia, ma quella imperterrita continua con la sua cantilenante mitraglia di informazioni. Quando finalmente raggiungo indenne una piazzola di sosta, la voce riprende un tono naturale e mi chiede ingenua: "è tutto chiaro?".
Le rispondo con la riserva di cortesia che tengo ben stipata nel portaoggetti della mia auto per evenienze simili: "stavo accostando, il mio telefono ha un altoparlante che anche Marconi, a suo tempo, avrebbe buttato nel cesso, può ripetere per favore?".
La signorina del call center, abituata a ben altri colloqui, riparte con rinnovato vigore. Stavolta immagazzino tutto, parola per parola, soprattutto fermo bene in mente i concetti chiave:
  • nessun dovrebbe aver usato la mia carta;
  • è una iniziativa prudenziale;
  • la mia carta è stata usata almeno una volta nello stesso posto dove sono state usate altre carte poi vittime di clonazione;
  • chiedono di autorizzare il blocco della carta;
  • mi rimanderanno una carta nuova; non dovrò pagare niente a nessuno.
Mi sembra tutto chiaro. In qualche negozio dove sono stato, hanno clonato un po' di carte, forse anche la mia. Nel dubbio, blocchiamo tutte quelle che ci sono passati. Ineccepibile. I miei complimenti all'amministratore del database, non voglio neanche immaginare quanta roba ci sia lì dentro.
Forse anche per lo scampato il pericolo di vedere i miei risparmi (ulteriormente) assottigliati, ringrazio l'operatrice con affettuosità anche eccessive e prima di salutarla le espongo una legittima curiosità: "mi può dire di quale negozio si tratta?".
Non è detto che i truffatori fossero i titolari di quel negozio, anzi forse loro sono ingenue vittime di qualche lamerozzo che ha infilato uno skimmer nel loro POS, però saperlo mi poteva evitare guai futuri . La risposta è stata semplice, disarmante, direi tragicamente tipica dei nostri giorni, in questo paese: "Non posso, sa, è una questione di privacy…"
La privacy di chi? Non la mia. Io so benissimo dove sono andato a sperperare il mio stipendio. Allora la privacy dell'esercente? Nella migliore delle ipotesi si tratta di negligenza, nella peggiore di vera e propria truffa. Ed io, il truffato, la vittima, non posso sapere chi è?
Se è davvero così mi adeguo.
 
Da domani entro nelle portiere di chiunque non dia la precedenza alle rotonde. Se i carabinieri si azzardano a fornire le mie generalità all'investito, li denuncio per violazione della mia cara, santa, inviolabile privacy.
E' la volta buona che mi faccio la villa in Sardegna.
Pubblicato il 17/04/09

I commenti:

SexyMilla, il 24/04/2010 alle 09:46, ha scritto:
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