Edenio Rosati
Edenio Rosati

Burocrazia in differita

Qualcosa che funziona finalmente, almeno per ora…

Sono stati numerosi i lettori di questo blog che hanno espresso profondo e vivo disappunto per l'assenza di miei nuovi interventi su queste pagine. Numerosi? Numerosissimi. Quasi due.
In effetti gli impegni lavorativi e familiari in questo periodo sono stati straripanti. E non è che mi manchino gli argomenti. Anzi. Già solo le mie disavventure tragi-comiche relative al tentativo di furto dell'auto ed al funambolico trasloco nella mia nuova dimora potrebbero riempire interi volumi. Quelli di carta. Quelli che si usavano una volta. Quelli che hanno riempito ben 45 delle 127 (centoventisette) scatole che sono occorse per svuotare armadi, librerie e scaffali della mia vecchia casa.
Ne scelgo uno a caso. Uno di quelli che mischiano sapientemente customer-care, tecnologia e sale quanto basta. Sulle ferite.
Chiamo il numero verde ENEL con la rassegnazione di chi imbocca un sentiero di montagna in una giornata di sole mentre osserva le nuvole nere che si addensano sulle cime.
Mi risponde una signorina solerte. Si presenta col nome ed io, inspirato dal suo tono fresco e cordiale, acquisisco una vitalità insperata. Provo anche a fare lo spiritoso. Le spiego che devo passare la titolarità del contratto dal vecchio inquilino a me. Si tratta di una procedura banale, suppongo.
La signorina comincia a chiedermi i dati del contatore, poi i miei. E poi ancora: quanti kw, come voglio pagare, se voglio la corrente profumata al gelsomino o alla lavanda. Le sapevo tutte. Mi ero preparato.
Non ero però preparato alla conclusione della chiamata: "Sig. Rosati, abbiamo finito, da questo momento il contratto è a suo nome.". Come sarebbe a dire? Già fatto? Così, per telefono? Non vogliono neanche una firma, un certificato, una seppur esile conferma del vecchio titolare del contratto, una dichiarazione firmata col mio sangue?
Possibile che sia così semplice?
Passano tre o quattro giorni. Sono già a casa nuova. Giove pluvio scarica tutto quello che può sul mio nuovo domicilio nel (fortunatamente vano) tentativo di scioglierlo come un castello di sabbia. Siamo ancora in emergenza. Le scatole del trasloco sono quasi tutte ancora piene e sigillate. Non ho ancora avuto il tempo di sistemare il necessario, figurarsi se potevo pensare di sostituire la cassetta della posta, ridotta ad un ammasso di ferraglia da una ruspa che gli è transitata sopra più volte (non so perché era ridotta così, certo l'effetto era quello).
Mentre, novello Noè, ormeggio l'arca e rientro a casa tentando in tutti i modi di ripararmi dal diluvio, noto che dalla suddetta cassetta sporge qualcosa. Un qualcosa che, prima che il Padreterno dimenticasse la doccia aperta, era una busta, un plico. Ma chi può avermi inviato qualcosa? Non ancora comunicavo il cambio di indirizzo. Nessuno lo conosceva.
Forse sì. L'ENEL! Era una busta piena di documenti da riempire e firmare, autenticare con le proprie impronte digitali e da sigillare con umori organici per una successiva verifica del DNA.
Scopro così che l'operazione telefonica era solo un contratto temporaneo. Se non rispedisco tutto debitamente compilato entro 40 giorni, l'ENEL cancella con la gomma il contratto, mi toglie la corrente, mi manda a prendere con due gendarmi e mi sbatte in prigione senza passare dal via. Almeno fino a quando un Mangiafuoco non verrà a prendermi per il sollazzo suo e degli spettatori del suo circo.
Ho sparso con cura i documenti fradici per tutta la casa. Dopo due giorni e due notti ad asciugare si cominciava a leggere qualcosa. Mi avvalgo della collaborazione del Museo Egizio di Torino per decifrare quanto irrimediabilmente cancellato dalla pioggia, evidentemente più vicina all'acido cloridrico che all'acqua fresca (la mia nuova abitazione ha una splendida vista sulle ciminiere del nucleo industriale).
Le parti importanti erano più o meno comprensibili. Le clausole scritte in corpo 5 non erano leggibili neanche col microscopio elettronico, ma non lo sarebbero state neanche prima che si bagnassero.
Decido di compilare tutto e mi comincio a domandare. Ma se non avessi ricevuto quel plico? Il postino avrebbe potuto rimandare indietro tutto, sulla cassetta non c'era ancora il mio nome. Un colpo di vento avrebbe potuto trasportarlo sulle coste croate a prendere il sole. Un gatto in vena di scherzi avrebbe potuto utilizzarlo come lettiera d'emergenza.
Io non sapevo che qualcosa sarebbe dovuto arrivare. La solerte signorina aveva simpaticamente dimenticato di avvertirmi. Ma ancora, ora che ho spedito tutto, con posta ordinaria, esattamente come l'ENEL l'ha inviato a me, chi mi assicura che arriverà a destinazione? Come faccio a sapere se ho riempito tutto a dovere?
 
Appena finisco di scrivere queste righe corro al primo Brico e compro un vagone di torce, scatoloni di candele ed un generatore a gasolio. E poi fucili, sacchi di sabbia da mettere alle finestre. Non mi avrete vivo!
Pubblicato il 06/07/09

I commenti:

Edenio, il 24/09/2009 alle 18:32, ha scritto:
Sono sopravvissuto. Mi sono ripromesso però di riprendere quel treno e, a mente lucida, controllare dove hanno nascosto la toilette.

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