Edenio Rosati
Edenio Rosati

Pacco, paccotto e…

Le avventure di un povero 'cliente' che chiede l'impossibile

Che nessuno pensi che ce l'ho con le poste. Non è così. Al massimo ce l'ho con le Poste Italiane. Ma non è neanche così. Piuttosto direi che Poste Italiane Spa ce l'ha con me.
L'argomento è totalmente diverso da quello trattato nell'ultimo mio intervento su queste pagine, ma altrettanto (e forse più) esemplificativo di un modo di 'gestire' i clienti. Andiamo con ordine.
Abbiamo recentemente acquistato una telecamera da esterno presso un grosso distributore online internazionale. Il prodotto in questione era perfetto, solo che aveva un animo eccessivamente artistico e trovava divertente scambiare i colori del mondo esterno. Decidiamo quindi di rispedirlo al mittente e, attraverso il servizio assistenza, senza fare neanche una telefonata, abbiamo ricevuto l'autorizzazione al reso e rimpacchettato il pezzo.
Facciamo un po' di indagini sul metodo più economico per spedire un pacco di medie dimensioni in Francia e, purtroppo, la scelta è caduta su Poste Italiane. Scelta dolorosa, avrei scelto tranquillamente Traco o UPS se le cifre non fossero state doppie o peggio.
Arrivo baldanzoso allo sportello vicino l'ufficio con il pacco, piuttosto voluminoso, tra le mani. Lo appoggio al bancone, sono quasi 5 Kg ed io non sono più il baldanzoso giovane di un tempo. L'impiegata, con sbrigativa cortesia esordisce: "cosa deve fare"?
La tentazione di chiedere un caffè-macchiato-doppio-con-cacao-in-tazzina-di-vetro è forte. Ma non mi lascio andare: "Devo spedire questo pacco in Francia".
L'impiegata, lasciando trasparire lo stesso rammarico di una che ha vinto al superenalotto, mi comunica che la stampante è "rotta a causa di un fulmine" e che dovrei passare il giorno successivo. Fulmine? L'ultimo temporale risale ad una settimana fa. Hanno la stampante rotta da allora? Non hanno una seconda postazione? Una seconda stampante? Vabbè.
Prendo armi e bagagli e mi trasferisco alle sede centrale. Lì sì che saranno organizzati. Hanno persino le stampanti che funzionano.
Mi presento con il pacco in mano ed anche lì esordiscono con un "cosa deve fare?". "Dovrei effettuare una rapina. Vorrei sapere se il pacco è sufficiente per i contanti che ci sono ora in cassa. Altrimenti torno dopo con qualcosa di più capiente.".
No, non l'ho detto, però mi sarebbe piaciuto.
Pesano il pacco, 4,8Kg. L'impiegata mi fornisce il modulo da riempire e mi avvisa che è necessario il codice fiscale del mittente. Chiedo dove va trascritto, ma la signora, con il tono da maestrina che coglie in fallo l'alunno discolo, mi redarguisce: "No, c'è bisogno della fotocopia del codice fiscale vero, quello di plastica". Impietosita dalla mia faccia perplessa, si profonde in spiegazioni non richieste e che avrebbe fatto meglio a tenere per se: "Sa, serve alla dogana". Dogana? Tra Italia e Francia c'è ancora la Dogana? E la faccenda della libera circolazione delle merci?
Protestare sulla ridicola richiesta è inutile. Indipendentemente dalla liceità della richiesta, rimane il fatto che potrei falsificare la fotocopia in un dieci minuti. Uno bravo in Photoshop ci mette anche meno di un minuto. Ma a chi lo spiego? La poverina esegue ciò che qualcuno gli ha ordinato. Però adeguare il quoziente intellettivo alla scala gerarchica aiuterebbe.
Torno in ufficio con le pive nel sacco ed il pacco nelle mani. Decido che sarei tornato il giorno successivo con tutti i documenti in regola.
Ed il giorno successivo vado di nuovo allo sportello vicino l'ufficio. La stampante sarà stata finalmente riparata e non ci sono state piogge, temporali, alluvioni, tornado o uragani nelle ultime 24 ore.
Abbiamo il modulo compilato, la fotocopia del codice fiscale, il pacco, i soldi. Possiamo finalmente effettuare questa complessa ed avveniristica operazione: spedire un pacco.
La signora digita qualcosa sulla tastiera, il monitor cambia colore illuminandole il volto. Mi guarda attraverso le lenti degli occhiali griffati poggiati sulla punta del naso e mi domanda candidamente: "Cosa c'è dentro il pacco?"
San Emereslao, Vescovo di Pirisquarno a Mare, mi ha protetto. Stavo per dire: "Cocaina purissima in buste da 500 grammi ciascuna". Invece mi sono prodotto in un encomiabile sorriso ed ho detto: "materiale informatico". La signora, con tono grave mi informa che ci sono alcuni tipi di prodotto che non possono essere esportati in alcuni paesi. Ne sono sicuro. Esportare materiale radioattivo in Iran o antrace in Afghanistan è probabilmente proibito. Ma la destinazione è la Francia e dubito fortemente che, se nel pacco ci fosse stato plutonio arricchito, l'avrei candidamente ammesso.
La signora seleziona "Materiale informatico" sulla schermata e subito dopo si produce in un sorriso compiaciuto comunicandomi trionfante che sì, si può spedire. Fantastico.
Finalmente la signora si impossessa del pacco e lo poggia sulla bilancia. Esattamente un attimo prima che il mio pacco venisse posizionato sul piatto noto che l'indicatore non è sullo zero, ma abbondantemente più avanti. Ed infatti il responso è 5.6Kg. Protesto che non può essere, che la bilancia dell'altra sede aveva dato un responso diverso. La signora, infastidita come se fosse una verduraia accusata di barare sul peso, toglie il pacco con modi bruschi ed armeggia sulla bilancia. Ripesa il pacco: 4.9Kg. Ah ecco.
Nel frattempo, dietro di me, la Protezione Civile distribuiva acqua, viveri e coperte ai poveracci in coda.
Ci siamo quasi, pensavo. Non ancora. C'era ancora un campo da riempire su quella maledetta schermata: il numero di telefono del destinatario. Come sarebbe a dire? Ok, capisco che in caso di problemi, se dovesse risultare assente, poter chiamare il destinatario sarebbe comodo. Comodo, ma non obbligatorio.
Tra l'altro io stavo spedendo il pacco ad un centro di logistica, non alla azienda vera e propria. L'etichetta di destinazione l'ho stampata direttamente dal loro sito. Non solo non avevo idea del numero di telefono, ma quasi quasi non conoscevo neanche il nome dell'azienda. Decido che non è il caso di dar corso alla loro richiesta e, con tutta la mia abilità di consumato attore di telenovele brasiliane, fingo di chiamare qualcuno e invento un numero telefonico francese sufficientemente plausibile che l'impiegata trascrive senza nascondere la soddisfazione di avermi carpito un'altra preziosa informazione.
Qualche altro tramestio sulla tastiera e finalmente arriviamo al capolinea. Abbiamo finito. Il pacco può partire. Arrivare a destinazione mi sembra troppo, ma partire sì.
Solo un'ultima cosa.
Ahia.
(La folla dietro di me cominciava ad infastidirsi per il rumore che i genieri dell'esercito facevano nel montare le tende dell'ospedale da campo.)
"In caso di mancata consegna, il pacco va:
  • a. rispedito al mittente?"
  • b. abbandonato?"
Abbandonato? C'è scritto proprio così? Cortesemente, mi dà l'indirizzo dove i pacchi vengono 'abbandonati'?
Quindi, lo smarrimento viene promosso ad opzione. E' una feature. Non ho avuto il coraggio di chiedere se era previsto un sovrapprezzo per l'abbandono. Ma non ho motivi per dubitarne.
Pubblicato il 03/09/09

I commenti:

Aldo da Roma, il 10/11/2014 alle 13:36, ha scritto:
Sono anni che vado dicendo che questo paesino non ha futuro o, meglio, ne ha uno molto ma molto NERO!

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