Edenio Rosati
Edenio Rosati

Giovani sregolati

Ma gli adulti sono tanto migliori?

Ho un'importante riunione fuori città.
Il treno sferraglia verso la mia destinazione con un tale frastuono che persino i passeggeri della diligenza tra Fort Alamo e Fort Apache avrebbero avuto da ridire. L'ambiente è così sporco che dei viaggiatori delle ferrovie vietnamite indosserebbero guanti di lattice. Le firme dei graffitari sulle pareti delle carrozze danno all'ambiente quel tocco di desolazione e degrado che non guasta, se sei in un film ambientato il giorno dopo un'ecatombe nucleare. La temperatura è così alta da far pensare che sia uno stratagemma per cuocere a fuoco lento germi e virus. Il controllore ci avverte che, se abbiamo caldo, possiamo trasferirci alla carrozza successiva. Lì il riscaldamento è rotto ed i microorganismi muoiono per assideramento. Forse fare su e giù ogni dieci minuti è la tattica giusta.

Una coppia di ragazzi si alza e si dirige verso la porta che conduce all'altra carrozza. Un moralista bacchettone retrogrado bigotto e nostalgico come me li squadra subito e gli fa una fotografia che neanche la polaroid: mediocri studenti scansafatiche inclini ad ogni più bassa perversione e dediti all'uso di ogni tipo di droghe sia naturali che chimiche. Il ragazzo non pesa più di 40 kg, ma i piercing che ornano il suo volto imberbe lo portano ben oltre i 50. La ragazza ha una carnagione chiarissima, ma lo si può facilmente dedurre solo dai pochi centimetri quadri di pelle lasciati liberi dai tatuaggi che miscelano senza particolare gusto simboli etnici delle più svariate origini. In due fanno più chiasso di una muta di fox terrier all'inseguimento di una volpe rossa nella campagna inglese.
Ad un certo punto del viaggio, subito dopo una fermata, i due si alzano all'improvviso, come comandati da un invisibile ordine impartito da un burattinaio ubriaco. Gli sguardi che si incrociano in modo ambiguo, la loro andatura circospetta, un paio di parole sibilate mi fanno subito sospettare qualcosa di losco. Faccio le più fantasiose ipotesi, nell'ordine: rapina a mano armata con le pinzette per le sopraciglia, dirottamento del treno verso una località segreta di Cuba, stupro di massa di tutti gli uomini d'affari presenti per protestare contro l'imperialismo delle corporazioni multinazionali che lucra sui poveri del mondo sovrapprezzando gli sms.
Ho ragione. Il mio occhio clinico non può sbagliarsi. I due si fermano nello spazio tra le due carrozze, nello spazio malamente insonorizzato che le collega, si assicurano che entrambe le porte siano ben serrate, tentano di nascondersi alla vista degli altri passeggeri e, in un frastuono che deve essere insopportabile, sbattuti a destra e sinistra come polpi su uno scoglio, mettono mano alle tasche e tirano fuori le armi del delitto: due sigarette.
I reprobi non sanno con chi hanno a che fare. Hanno fatto male i loro conti. Io, paladino della legalità e della buona educazione, io, strenuo assertore del divieto di fumo anche attorno ai falò sulla spiaggia, io non posso lasciare che me la facciano sotto il naso.
Perdo qualche secondo nel decidere le modalità d'attacco. Sono indeciso tra la ramanzina paternale e la sfuriata epocale. Risollevo di nuovo lo sguardo e li vedo spegnere le sigarette appena accese e rientrare nel vagone togliendomi la soddisfazione di vestire la calzamaglia attillata del supereroe difensore della legalità.
Erano così in crisi di astinenza? Avevano bisogno solo di due tiri? Forse avevano notato i miei occhi iniettati di sangue ed i canini prominenti. Chissà. Faccio mille riflessioni su quanto una qualsiasi dipendenza possa essere deleteria sul comportamento umano e mi abbandono al catastrofismo più pessimista sul futuro del genere umano. Il tutto condito da profonde considerazioni tipo: "i giovani di oggi non vogliono lavorare", "dove andremo a finire di questo passo" e l'immancabile "qui, una volta era tutta campagna."

Arrivo alla mia riunione con ancora in mente la convinzione che questi giovani finiranno per distruggere quel poco di convivenza civile che ci è rimasta.
La riunione è in una importante sede di una importantissima azienda italiana quotata in borsa. La sala riunioni è nuovissima e provvista di ogni ben di Dio tecnologico. Il tavolo è così imponente che forse l'hanno tagliato direttamente da una sequoia della California settentrionale, le sedie sono in pelle blu, non credo sia pelle umana, ma solo perché non hanno trovato gente di quel colore. I partecipanti sono tutti seri professionisti dal lauto stipendio con mogli, figli, colf, amanti, auto sportiva, barca, casa in montagna e vacanze ai Caraibi. Insomma, un formidabile esempio della nostra classe dirigente.
La discussione parte seria ed appassionata. Dopo neanche 5 minuti, il leader del gruppo rovista nella sua giacca stra-firmata, tira fuori un pacchetto di sigarette e se ne accende una, in piena riunione, senza neanche chiedere il permesso, anzi, indicando il pacchetto agli altri nel chiaro invito a servirsi e ad imitarlo. Naturalmente non dico nulla. Il mio soprannome non è 'cuor di leone'.

Almeno quei due ragazzi si erano andati a nascondere. Forse l'umanità ha qualche speranza.
Pubblicato il 14/01/10

I commenti:

paolo, il 12/05/2014 alle 11:58, ha scritto:
Il mondo è rovinato non da chi porta i tatuaggi ma da chi porta la cravatta.

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