Edenio Rosati
Edenio Rosati

50 anni in una pagina

Breve storia di un giovane informatico

19 gennaio 1960.
In un ospedale del centro sud, Rosaria, una signora di 42 anni, dà alla luce un bel maschietto vispo ed impertinente. Il sole inonda la camera dell'ospedale, non l'hanno avvisato che siamo a metà gennaio. Il papà Stefano, di cinque anni più anziano, nonostante il nuovo fardello da sopportare è felice come un ragazzino. E' appena rientrato dal lavoro. Non so come abbiano fatto ad avvisarlo. Lavora giorno e notte su un motopeschereccio, coi piedi perennemente a mollo nell'acqua di mare o nel gasolio. O in entrambi.
Lui è un gran lavoratore, silenzioso fino al mutismo ma piuttosto esigente, lei ha un estro irrefrenabile ed una parlantina incontenibile. Sono entrambi piuttosto maturi per avere un bambino. Hanno già tre figli, tutti maschi. Sono molto più grandi, hanno 18, 15 e 10 anni. Il nuovo arrivato non era esattamente previsto, il fatto che sia un altro maschio è una piccola delusione.
Il piccolino però cresce coccolato da tutti. Lui non si fa pregare ed abusa indegnamente del suo status. Va a scuola con profitto ma senza dannarsi l'anima. Le sue qualità tardano a manifestarsi: non ha la verve da venditore del fratello più grande, non ha neanche la stoffa imprenditoriale del secondo, né tantomeno la fervida fantasia creativa del terzo. L'unica materia in cui sembra ottenere risultati al di sopra delle attese è l'inglese, mentre lui vorrebbe tanto un otto in educazione artistica.
Non si rassegna però a non essere capace di disegnare. Imbratta libri e quaderni con disegni dei personaggi Marvel che adora. Purtroppo anche i Neanderthal autori delle pitture rupestri avrebbero giudicato orripilanti quei disegni.
Nonostante tutto, al contrario dei suoi fratelli che devono contribuire da subito all'economia familiare, si permette il lusso di frequentare il liceo.
Qui incontra la sua prima passioncella: qualcuno lo convince a giocare a basket. Non è mai stato né alto, né forte, né veloce, ma cresce a vista d'occhio nei suoi primi anni di liceo, tanto che la madre, sarta fantasiosa, è costretta a continui rattoppi per allungargli i pantaloni. Proprio nella sua prima avventura cestistica il suo carattere forte ed intraprendente viene fuori con prepotenza. La sua migliore abilità è infatti quella di nascondersi dietro gli avversari per evitare che qualcuno, in un moto di improvvisa follia, gli passi il pallone obbligandolo a prendere l'iniziativa.
Durante i primi anni di Liceo comincia a crescere anche la sua passione per la musica Rock. Le sue giornate si riempiono di suoni astrusi ed incomprensibili per orecchie non adeguatamente preparate. Il suo impianto hi-fi è un registratore a cassette che produce un unico sibilo, qualsiasi sia il gruppo, Pink Floyd o Led Zeppelin, De Gregori o Deep Purple. Ma tanto basta. I pomeriggi passati in cameretta ad ascoltare musica non contribuiscono a migliorare la sua già esangue vita sociale.
Non ancora conscio della sua totale incapacità di creare delle forme grafiche senza procurare lacerazioni alle altrui rètine, si mette anche a lavoricchiare per un'azienda grafica che produce magliette ed adesivi.
Per completare il quadro di un ragazzo introverso con sindrome da accerchiamento manca solo il racconto dei suoi rapporti con l'altro sesso. Appunto, manca.
Ma tanta timidezza è clamorosamente smentita dalla sua nuova improvvisa passione: la radio. Sono i tempi delle radio pirata. Il monopolio radio televisivo viene per la prima volta scalfito da ragazzi rinchiusi in anguste cantine che scimmiottano i dee-jay americani. Il fanciullo, fino a quel momento loquace come il servitore di Diego De La Vega, fa un viaggio in America che gli cambia le prospettive e si trasforma in un disc-jockey arrembante.
La voce non è affatto professionale, in compenso la parlantina è piuttosto scoordinata ed involuta. Per sua fortuna c'è di peggio ed ottiene qualche primo successo.
Nel frattempo il giovane sembra avere acquisito un'insana passione per l'abbigliamento sconclusionato. La sua mancanza di gusto, unita ad una inespressa voglia di apparire, contribuiscono a creare dei look piuttosto stravaganti, soprattutto per un mondo che è appena uscito dalle camicie a fiori degli hippy per buttarsi a capofitto nel tristissimo eskimo.
Sua madre non solo non lo educa al gusto ed all'eleganza, ma lo asseconda nelle sue follie, come quando decide di allungare dei 'favolosi' pantaloni bianchi aggiungendo quattro centimetri di stoffa giallo ocra. Se già la cosa vi pare strampalata, devo informarvi che la suddetta aggiunta è stata inserita all'altezza del ginocchio.
Siamo alla fine degli anni '70. Nel bar sotto casa appaiono dei curiosi monoliti di legno con un monitor incassato e dei tasti di plastica bruciati dalle sigarette dei clienti. Sono i primi video-giochi. Se ne appassiona subito. Le sue esigue entrate non gli permettono di giocare quanto vorrebbe, passa quindi tutto il tempo ad osservare gli altri ed a cercare di capire come un televisore possa interagire con dei tasti ed un joystick.
Arriva anche la scelta dell'università. Le sue passioni attuali sono il basket, la musica, i fumetti, la radio, la grafica, i videogiochi, l'abbigliamento stravagante, l'inglese. Solo quest'ultimo sembra dare un minimo di sbocco professionale, sceglie quindi il minore dei mali: lingue e letterature straniere. Arrivano nuovi amici, qualcuno più bizzarro di lui, altri più posati e conformisti. Gli studi seguono la stessa linea finora adottata riassumibile con una sigla: QB.
La vita extra-universitaria è invece piuttosto pirotecnica. Scoppia la sua ennesima passione: i viaggi. Con uno zaino militare, comodo come un letto di un fachiro, gira mezza Europa in Renault 4, arriva anche a Los Angeles, praticamente senza soldi perché il suo compagno di viaggio riesce a perdere il portafogli all'aeroporto di New York. Dorme dove può e dove non potrebbe. Lavora come assistente in una sala giochi alla foce del Tamigi e come cameriere in un ristorante western a Philadelphia.
Proprio quando gli studi stanno per terminare, il nostro giovane rampollo incontra per caso la pubblicità di un aggeggio: un accrocchio strano con un tastiera che si collega ad un televisore, un computer, il Texas Instruments Ti99/4a. Lo compra senza neanche sapere a cosa serve. E' il 1982, per lui i computer sono ancora degli armadi con delle bobine che girano.
Divora il manuale del BASIC come non ha mai fatto per alcun altro libro. Neanche per i fumetti. Picchietta su quei tasti per dieci ore al giorno, sette giorni su sette. Trangugia ogni pillola di informazione che abbia qualcosa a che fare con l'informatica. Scrive un programma di poker così complesso da esaurire i favolosi 16K di memoria disponibile. Tempo un anno e la sua lingua straniera più utilizzata non è più l'inglese ma il basic. Diventa un programmatore e la sua nuova passione diventa il suo mestiere. Apre un negozio, diventa presto un rivenditore autorizzato Apple. Mette le mani sul suo primo Mac nel 1984. E' una nuova, incontrollabile, coinvolgente passione.

Saltiamo quasi trent'anni. Oggi il nostro eroe vira alla boa dei cinquant'anni. Non fa più il dee-jay e non gioca più coi videogame. Ha una certa età, un'azienda da condurre ed una famiglia da mantenere, ma non una reputazione da difendere. Non legge più neanche i fumetti, ma solo perché non ne ha il tempo. In compenso veste sempre in modo scombinato, gioca a basket come e più di prima, viaggia più di prima ma senza zaino, ascolta Rock come sempre, si diletta a fare grafica con risultati anche peggiori a quelli già nefasti di un tempo e fa il programmatore con i linguaggi più astrusi ed i risultati più imprevedibili, infine, c'è ancora un Mac sulla sua scrivania.
Ha nel frattempo aggiunto qualche nuova passione, alcune portate avanti con successo, altre interrotte, altre non ancora pienamente espresse: il volo (è pilota di aerei ultraleggeri), il cinema, il basso elettrico, il design di abbigliamento sportivo, lo scrivere. Altre passioni arriveranno.
Si prevede che metterà la testa a posto nei prossimi dieci anni. Ma lo si prevedeva pure dieci anni fa.

Auguri Edenio!
Pubblicato il 19/01/10

I commenti:

Tore, il 20/01/2010 alle 04:35, ha scritto:
Fantastico, favoloso, ben fatto: bravo Edenio, sei forte, continua cosi'. Sei un concentratodi ottimismo e buon umore, mi fai bene all'anima. Auguroni, Tore
Michi, il 20/01/2010 alle 12:28, ha scritto:
.....e quel Giallo Ocra non lo abbandonò mai più.....;-) AUGURI ZIO EDENIO!!!!!
cosimo, il 21/01/2010 alle 16:39, ha scritto:
La descrizione calza come un calzino nelle scarpe da basket. GRANDE EDENIO, AUGURI IN RITARDO, venerdi voglio vederti in quintetto.
ref, il 21/01/2010 alle 18:11, ha scritto:
Auguri Edè sei il numero 1...
Francesco (never16), il 22/01/2010 alle 09:08, ha scritto:
Grande Edenio!!! Voglio proprio vedere tra i prossimi 50 anni cosa ti inventerai!!! Auguri ;)
Ern, il 22/01/2010 alle 09:51, ha scritto:
Un suggerimento all'autore...... attualmente Ede ha anche una nuova passione: l'allenatore di basket per bambini fino a 14 anni!!! E mica di una squadra.....addirittura di due! Auguroni Ede ....
Yannakis, il 22/01/2010 alle 12:06, ha scritto:
Vorrei dilungarmi in vorticosi commenti o arzigogolati apprezzamenti, ma dopo aver letto il riassunto della tua vita non mi altro da dire che "AUGURI".
Angelo, il 01/02/2010 alle 13:10, ha scritto:
... poichè apprezzo molto il tuo modo di discrivere, per i prossimi 50 anni ti consiglio di approfondire questa passione ;-)
Dan, il 16/02/2010 alle 18:10, ha scritto:
"...insana passione per l’abbigliamento sconclusionato..." passione che è diventata ARTE! Il tuo capolavoro esposto al "Metropolitan Museum of Art di New York" e che ora è appeso al muro del mio studio ne è l'esempio vivente! Ricordi? :-) A U G U R I ! !
gianni casolino, il 19/01/2015 alle 10:24, ha scritto:
Ecletticità di tua madre, gentile riservatezza di tuo padre, hanno fatto di te una bella persona, cari auguri!!!!

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