Gianfranco De Gregorio
Gianfranco De Gregorio

Mamma, ho gli eosinofili alti!

Confesso: sono ufficialmente allarmato. No, non per l'andamento della Borsa le cui chiusure quotidiane assomigliano sempre più al bollettino delle temperature del Circolo Polare. Non per i tagli alle sedi di rappresentanza in Madagascar e Burkina Faso imposti dalla manovra correttiva alle nostre Regioni. Nè mi altera la consuetudine all'abbraccio notturno con Morfeo l'immagine di Cassano in doppiopetto.
Nulla di tutto questo.
Ciò che mi secca la gola, mi stringe lo stomaco (capirai che sforzo di questi tempi...), mi accappona i capelli (lapidario neologismo carelliano dei tempi del TG5) è la lettura delle analisi del sangue.
Chi non ha mai provato il brivido perverso della lettura delle analisi del pregiato fluido purpureo (emoglobina permettendo), non sa cosa si perde. Al confronto il bungee jumping provoca la stessa eccitazione degli spot pubblicitari dei programmi di RaiUno!

C'è qualcosa di morboso nella lettura delle proprie analisi del sangue. Una masochistica esibizione di stupidità che inizia quando il postino ti recapita la busta gialla del Laboratorio Analisi lanciandoti lo sguardo compassionevole di chi vorrebbe dirti: "Quanto mi dispiace... eppure sembrava stesse così bene!". Poi ti lanci alla ricerca del tagliacarte, mai che ce ne fosse uno semplice in giro per casa. Se c'è ha il manico di peltro massiccio incastonato da finti topazi che pesa mezzo chilo e reca un'incisione altisonante e nobiliare del tipo "Concettina ed Eleuterio sposi". Ovviamente è scomodo da usare, ha una lama che non taglierebbe neppure una noce di burro dopo averla lasciata sul davanzale a mezzogiorno di una torrida domenica di agosto nella periferia di Enna e quindi rompi la busta con il foglio. Allora lo getti via e cerchi un coltello da cucina, un pelapatate, un tosaerba, un decespugliatore, insomma una cosa che liquefi all'istante quella dannata busta e ti metta di fronte all'ineluttabile verità dei numeri.

Afferri il foglio con le dita tremanti, mentre cerchi disperatamente un filo d'aria per riempire i tuoi polmoni al limite del collasso. Il sudore è di ghiaccio. L'occhio inesorabilmente vitreo.
Vorresti cominciare facile, giocarti subito la ferritina e l'azotemia. Dove sei più "ferrato". Ma non resisti. Scappi subito al colesterolo, controlli febbrilmente l'ematocrito, metti una cartolina davanti alla riga dei globuli bianchi per scoprirne il valore lentamente, come si fa con le carte del poker. E nel frattempo ripassi mentalmente le tue conoscenze ematologiche, consulti con la memoria il Bignamino della fisiologia umana, chiedi perdono al Padreterno per aver giocato a battaglia navale durante le lezioni di scienze...
Lo so la battaglia navale fa molto vintage ma ci vuole pazienza, abbiamo la nostra età!
Poi lo sguardo, con finta indifferenza, scivola sul test anti-HIV e soffochi un "olè" poco opportuno a salutare la parola "negativo" nella colonnina dei risultati (fingendo una soddisfazione fuori luogo data la consapevolezza che l'esito rispecchia fedelmente la quantità delle tue avventure amorose).
Come in una pagella del tuo rendimento corporeo alla fine chiudi contando le "L" e le "H" che ti hanno dato confidando in una dignitosa sufficienza e dopo averla minuziosamente ripiegate conservi le tue analisi, insieme a quelle degli ultimi 26 anni (sapere la birilubina del secondo trimestre del 1982 potrebbe tornare utile ...non si sa mai), in mezzo alla ricetta della crostata alla melacotogna che tua moglie custodisce come una reliquia della sua famiglia brandendola all'occorrenza come una minaccia per il weekend.

Ma stavolta il masochismo ha oltrepassato i limiti del lecito: nella solita busta gialla che ho ritirato in ospedale ci sono infatti le analisi del sangue di mio figlio.
Dopo aver passato una notte insonne e travagliata ho osato sfidare la sorte e ho deciso di leggerle!
Mi getto sulla colla di pesce che tiene i lembi con un solvente ad alto rendimento di nuova generazione messo a punto per dissolvere il catrame a freddo, questa volta non intendo correre rischi.
La "pagella" del sangue sembra intatta ed uguale a tutti gli altri, il nome è quello giusto.
Ci siamo è il momento della verità.
Su emoglobina, leucociti e azotemia tutto bene (evidentemente le quantità abnormi di gelato al cioccolato e coppette al gusto dei Transformers che trangugia in questo periodo non ne hanno minimamente addolcito il sangue, alla faccia delle zanzare che ruotano come avvoltoi attorno alla finestra della sua cameretta sul fare della sera...).
Bene anche il colesterolo, la ferritina e l'HDL.
Nessuna sorpresa sui testi HIV (ci mancherebbe...).
Ormai siamo in discesa, è fatta...
Nessuna "L", sei un grande figlio mio, tutto papà tuo. Sto per chiudere felice la pagella delle analisi, è rimasto solo qualche inutile dettaglio, che volete che sia, quando bang! Arriva il colpo che non ti aspetti... Un'"H" gigantesca, evidente, clamorosa.
Ondeggio senza parole, la vista mi si annebbia, il cuore sembra fermarsi.
Ma la verità, per quanto incredibile ed inaccettabile si schiude inesorabilmente ai miei occhi: mio figlio ha gli eosinofili alti.
E no! Gli eosinofili no! Proprio loro, che ingrati...
Nonostante gli sforzi amorevolmente profusi da me e da sua madre per contenerne la concentrazione! Lo abbiamo coperto quando tirava vento, sottoposto a quotidiane abluzioni con acque normali, ossigenate, termali, salmastre e salsoiodiche. Lo abbiamo ingozzato con verdure, frutta e yogurt, proibito patatine e fuori pasto, allevato a sport, dieta mediterranea e prevenzione delle malattie. Ha sempre fatto i compiti, lavato i denti e messo le ciabattine quando era in casa. Nessuna condotta rischiosa. Mai senza cinture in macchina, sempre col casco allacciato in bici. Gli abbiamo proibito gli eccessi col Nintendo, la visione di C.S.I. e il TG di Emilio Fede.
Tutto inutile.
Gli esami sono andati male, inutile nasconderselo! Quegli eosinofili fuori controllo sono una condanna senza appello al nostro ruolo di genitori.
Dovremo nasconderci, evitare i luoghi affollati e le domande imbarazzanti. Sento già gli sguardi implacabili di amici e conoscenti attraversarci come lame roventi, il loro dirsi sgomitando "eccoli lì, quei due, quelli che hanno fatto crescere un figlio senza regole, incapace di controllare i suoi eosinofili!". Che indecenza, che vergogna!

Lo so, non avrei mai dovuto leggere quelle maledette analisi.
Se avessi fatto altro, che so, se avessi letto un'intervista a Simona Ventura o un editoriale della Padania, sarei mediamente più imbecille di quanto non sia già, ma vivrei ancora felice. Beato nella mia ignoranza e nella ferrea convinzione di aver fatto tutto quanto necessario per far crescere mio figlio al sicuro da ogni rischio.
Ma non ce l'ho fatta.
Il guaio della società attuale, ricca com'è di strumenti di comunicazione rapidi e pervasivi è che tutti siamo in grado di leggere tutto. Di accedere in qualsiasi istante a qualsiasi informazione. O quasi.
Possiamo conoscere il numero delle rose recise stamattina dal giardiniere della Casa Bianca, o l'estensione della banchisa polare prevista a mezzanotte.
Possiamo sapere in pochi secondi come preparare il liquore alla Nutella o come distinguere un canguro femmina da lontano.
E possibile conoscere dove e quando i boschi del Massachussets assumeranno quel rosso inconfondibile che tinge i boschi autunnali del Nord America o quale legno è più adatto per costruire le canne della zampogna tipica molisana.
Possiamo scoprire passo passo come costruire un ordigno capace di uccidere o un realizzare un video comico che farà divertire milioni di sconosciuti in tutto il mondo.
Possiamo persino sapere quanti eosinofili ci sono nel sangue di chi amiamo.

Ma non abbiamo ancora imparato a fare tesoro di tutte queste cose.
Perché viviamo certamente in una società dell'informazione.
Ma non è affatto scontato che sia anche una società della conoscenza.

L'unica in cui, noi di Tecnova, crediamo.
Al punto da averci fondato la nostra scommessa col mondo e rischiato la casa...
La conoscenza. L'unica forma di libertà vera.
L'unica cosa che ci consente di sapere le cose da fare e ignorare quelle da evitare, ma soprattutto di distinguere le une dalle altre.
John Kennedy non me ne voglia, ma anche lui, secondo Wikipedia, ha sofferto di eosinofili alti!
Pubblicato il 12/07/10

I commenti:

Michele Vitale, il 17/08/2010 alle 18:13, ha scritto:
Già... Abbiamo talmente tante informazioni che ci anneghiamo letteralmente dentro. Ma come faremo quando le informazioni saranno talmente tante da non poter essere gestite neanche da un novello Leonardo Da Vinci? Potremo scendere dalla giostra a quel punto? Forse ci converrebbe imparare, oggi, a come spegnerla ogni tanto, sta benedetta giostra. ;-)

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