Edenio Rosati
Edenio Rosati

Poste italiane ed il cambio turno

Ho una raccomandata urgente da fare. Sono le 12, provo ad entrare nell'ufficio postale periferico, ma vengo respinto con perdite. Sembra la metropolitana di Tokio nell'ora di punta, con gli addetti in guanti bianchi che ti spingono dentro le carrozze.
Decido di tentare la sorte e programmo una nuova visita per l'ora di pranzo. Mai scelta fu più improvvida.
Arrivo e la ressa sembra leggermente inferiore. Riconosco qualche volto di quelli che si accalcavano un paio d'ore prima, visibilmente invecchiati, con meno capelli e la bava alla bocca. L'atmosfera è rovente, urli e strepiti contro la direttrice che prova a rabbonire i rivoltosi lamentando a sua volta mani legate, carenza di personale, sistemi obsoleti, il buco nell'ozono ed uno smalto per le unghie troppo brillante. Non esattamente in quest'ordine.

Cerco di capire il motivo di tanto astio. Scopro che gli sportelli sono tutti fermi da mezz'ora a causa della più temuta di tutte le calamità: il famigerato "cambio turno".
Giusto il tempo di ambientarmi ed il tabellone elettronico comincia a srotolare numeri come una carta igienica dentro una centrifuga. I sistemi sono ripartiti, ma molti dei proprietari dei foglietti con i numeri fortunati sono già andati via da un pezzo.

Mentre gli altri sportelli vengono progressivamente attaccati da utenti ringhiosi che sventolano i loro numeri fortunati come fossero biglietti vincenti della lotteria, il mio sportello, quello delle spedizioni, è desolatamente deserto.
L'impiegato, braccia conserte, fissa il monitor con un'espressione di preghiera. Provo a comunicare con il linguaggio dei segni chiedendogli se non fosse il caso di cominciare a lavorare, senza attendere che il tabellone elettronico estraesse finalmente la sua serie. Lui, con una mimica facciale da oscar, mi bacchetta spiegandomi che bisognava attendere che il sistema del suo terminale ripartisse. Mi avvicino e vedo sul monitor i classici segnali di un riavvio.

Cioè, ad ogni cambio di turno, questi spengono e riaccendono il terminale? Non basta un semplice logout e login? All'anima della sicurezza. E perché non tolgono anche la corrente? Io per stare davvero sul sicuro, sospenderei l'energia elettrica di tutto il quartiere. Non si sa mai, qualche cookie maligno potrebbe annidarsi nei fili dell'alta tensione. E vogliamo parlare dell'acqua? Quanti virus si nascondono nelle tubature?
Il bello è che quei maledetti terminali impiegano ere geologiche per tornare attivi.

Faccio presente al solerte impiegato che neanche Topo Gigio potrebbe disegnare un software che impiega tutto quel tempo per tornare online. Mi rimbrottano con la consueta tiritera: loro non hanno colpe, è qualcuno più in alto che non li mette in condizione, che il personale, che la crisi, che l'era glaciale prossima ventura. Ah dimenticavo, governo ladro!

Vado via prima che qualcuno chiami i carabinieri.

Nel recuperare l'auto dal parcheggio guardo il supermercato lì di fianco. Anche lì ci sono quattro o cinque casse aperte. Allora provo ad immaginarmi la scena: il direttore del supermercato che ferma tutte le casse per agevolare il cambio turno, anche solo per cinque minuti. La scena successiva vede il suo superiore ululare al telefono e sbatterlo fuori a forza di pedate nel sedere (sempre restando al telefono).

Qual è la differenza? E' fin troppo banale. Chi gode di un regime di monopolio (le poste private fanno solo il solletico al fatturato di Poste Italiane) può permettersi il lusso di tarare i propri servizi (ed i prezzi) in base alle proprie esigenze, non in base a quelle dei clienti.

Ed è per questo che ho deciso: nella prossima vita farò il monopolista. Mi sceglierò un settore dove sono il solo, unico, incontrastato despota del mercato. Detterò legge.
Ora, aiutatemi a scegliere. Pensavo ad esempio ad una cosa del tipo: verniciatore di nero degli interni delle canne fumarie. Sono sicuro che non ci sarà la benché minima concorrenza.
 
Pubblicato il 22/01/14

I commenti:

Clickpost, il 28/03/2014 alle 10:10, ha scritto:
Buongiorno, purtroppo episodi del genere sono tutt'altro che isolati. Proprio per evitare code e disagi a chi deve recarsi in posta per un'operazione semplice come una spedizione, esistono servizi online che permettono di spedire lettere, raccomandate e telegrammi comodamente da internet. Si evitano i cambi di turno, la fila e si risparmia un bel po' di tempo. Per chi volesse saperne di più: https://www.clikpost.it
Nota di Edenio Solitamente cancelliamo i post palesemente spammatori, ma ci mettiamo nei panni della web marketer di clickpost, che poverina passa la giornata a cercare di disseminare di link tutto il web conosciuto. Lasciamo però solo l'indirizzo in chiaro, per meritarsi un link vero e proprio ci vuole ben altro.
Clickpost, il 28/03/2014 alle 11:51, ha scritto:
Buongiorno Edenio, Mi scuso anzitutto se l'intervento è parso fuori luogo. Dato l'argomento del post, ho ritenuto che segnalare una possibilità della quale forse non tutti sono a conoscenza potesse essere in linea con il Suo interesse e con quello dei potenziali lettori dell'articolo. Solitamente non utilizziamo i commenti come strategia indiscriminata per seminare link, a meno che appunto non riteniamo di poter fornire un intervento in linea con gli argomenti trattati. Saluti, Marco
Edenio, il 28/03/2014 alle 12:47, ha scritto:
Salve Marco, nessun problema e nessuna necessità di scusarsi. Buon lavoro!
Clickpost, il 28/03/2014 alle 17:13, ha scritto:
Grazie Edenio e di nuovo saluti!
Aldo da Roma, il 09/11/2014 alle 23:59, ha scritto:
Potrebbero dare lavoro a un sacco di gente se solo facessero aprire tutti gli uffici fino alle 19 e non solo gli uffici c.d. principali. Ma non hanno nessuna pietà per i poveri cittadini che non posso far altro che SUBIRE E ZITTI!

Lascia un tuo commento:

Nome:
eMail (opz.):
Commento:
Solo per assicurarci che con sei un computer. Risolvi questo: + =