Edenio Rosati
Edenio Rosati

Malati di tecnologia

Informatica a macchia di leopardo, anzi di cucciolo di dalmata

Ho già parlato di qualche mia vicenda ospedaliera, l'argomento si presta e l'organizzazione della sanità non lesina di darci esempi su come non si lavora con criterio. Insomma non sono molto originale, ma non posso proprio tirarmi indietro.
L'altro giorno ho portato mio figlio al pronto soccorso per una distorsione al ginocchio (se l'è procurata giocando a basket assieme a quello sciagurato di suo padre). Mio figlio è cliente fisso da quelle parti (braccio, dita più volte, naso, quasi sempre giocando a basket) quindi conosco bene la trafila. Arrivo al triage, nome cognome, data di nascita e sul PC dell'infermiere appare tutta lista delle visite di mio figlio al pronto soccorso. Ah, la tecnologia! L'infermiere comincia a squadrarmi con aria indagatoria col terrore di trovarsi fronte ad un orco maniaco picchiatore di bambini. Evidentemente non assomiglio molto a Jack Nicholson in Shining e, con un sospiro che trasuda disapprovazione, ci manda in sala d'attesa, ma lo sfoggio di tecnogia mi rincuora non poco.
Un primo esame al ginocchio e via di corsa a fare le radiografie, poi di ritorno al pronto soccorso dove bendano stretto il ginocchio e ci fissano una visita specialistica in ortopedia. E qui viene la parte interessante.
Il dottore ci mostra l'agenda che sta utilizzando, si tratta della ben nota PaperSheet 2.0. Questo straordinario strumento non si usa con tastiera e mouse, bensì con una specie di pennino di PDA ma un po' più grande (lo chiamavano Bic, suppongo fosse alla versione 1.0) che miracolosamente scurisce i pixel del PaperSheet al suo passaggio. Non mi è chiaro il meccanismo, ma deve esserci qualche relazione con il misterioso liquido scuro presente nello stilo. Dall'agenda si evinceva che nella giornata di lunedì c'erano già 6 prenotazioni mentre per il giorno successivo saremmo stati i terzi. L'interfaccia non era chiarissima: c'erano due righe occupate da strani simboli runici. Ma il dottore mosrtava di comprenderne il significato. Prenotiamo per martedì alle 10.30.
Martedì alle 10.30 siamo lì, dottori ed infermieri arrivano un po' più tardi perché impegnati in altre emergenze. Un infermiere ci chiede i vari documenti e, con un pennino simile a quello dell'agenda, segna la busta delle radiografie con un numero progressivo. Incredibile, anche le buste sono sensibili alla pressione! C'è però una cosa che mi angustia: ma se eravamo prenotati, perché vogliono sapere chi siamo e chi è il primo? Non c'è stato un passaggio automatico di informazioni tra l'agenda PaperSheet del pronto soccorso e quella di ortopedia? Pensavo di sì, magari usando il protocollo di trasmissione Feet 2.0, molto comodo perché non necessita di cavi, wireless insomma.
Invece no. Entrando nell'ambulatorio non c'era uno straccio di agenda, un pc, una calcolatrice, un abaco a vapore. Il foglietto delle prenotazioni unto di lasonil sarà finito nel cestino alla fine del turno, sicuramente in bustoni riservati ai rifiuti speciali, stoccati a due zillioni al kilo. Chiunque si fosse presentato, sarebbe stato accolto con tutti gli onori (benissimo) in barba alla prenotazione (malissimo). Allora a cosa serviva? Forse solo ad evitare di ingolfare ortopedia. Beh, lodevole comunque, però diamine se io fossi il Direttore Sanitario e volessi sapere quante visite abbiamo fatto, quante prenotazioni sono saltate, i tempi medi di intervento, quanti gessi torneranno per essere rimossi, magari per organizzarmi coi turni? Se io fossi il Direttore Sanitario e volessi sapere come (e se) funziona il mio ospedale, come dovrei fare?
Un'idea ce l'avrei, anche più di una, ma forse proprio per questo non faccio il Direttore Sanitario.
Pubblicato il 15/10/08

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